“Quando si assistono i malati di
demenza, bisogna uscire dalla dimensione intellettiva, razionale, per entrare
in una dimensione emozionale. La
demenza, in particolare quella di Alzheimer, sconvolge tutti i canoni classici della
comunicazione. Il malato sente il bisogno di esprimersi, senza però sapere come
fare. Chi assiste ha il dovere di creare le occasioni e di sforzarsi di entrare
nel “mondo” del malato, cercando di capirlo e di farsi capire, contrastando il
senso di abbandono ed isolamento. In una parola: ascoltandolo. La Doll Therapy
(terapia con la bambola) è una terapia non farmacologica, che prevede l’uso di bambole
.Nei confronti di queste bambole, il malato esprime il proprio affetto e
rivolge le proprie attenzioni, identificandole come un bambino e non più come bambola.
L’impegno nell’accudimento, l’attivazione di relazioni tattili, fanno sì che
diminuiscano i disturbi comportamentali (agitazione, aggressività, wandering,
apatia), siano stimolati i processi di memoria, la creatività, il dialogo e la
capacità di relazione.La consegna della bambola-bambino può avvenire in base
all’insorgenza di un bisogno (comparsa di stato agitativo acuto) o modulata in
base ad un programma quotidiano (individuando fasce orarie critiche). “
Barbara Colombo
(Infermiera AUSL Imola) e Stefania Campitelli (Fisioterapista Ausl Imola)

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